[metaslider id=5326]

LA NOSTRA STORIA

IL NOSTRO SCOPO

Lo scopo della Taki no Kan è  quello di sdoganare l’immagine delle arti marziali in occidente, troppo spesso legate a immagini negative di brutali discipline, a causa talvolta di docenti privi di basi culturali solide. L’obiettivo ambizioso è quindi quello di riproporre l’originalità del messaggio del Budo, cercando di conservarne intatto il patrimonio filosofico e tecnico tramandatoci, evitando il rischio di snaturanti mix moderni che purtroppo sono diventati di moda nelle nostre realtà.

Una forma culturale quindi, prima ancora che tecnica, estremamente avanzata e raffinata, meritevole di stare al pari con le altre bellissime tradizioni artistiche a noi giunte da questa splendida civiltà del passato.

Ispirati dall’insegnamento trasmessoci da Mochizuki Minoru Sensei secondo il tradizionale “Jita Kyo Ei”, cerchiamo di ritrasmettere quello che a nostra volta abbiamo ricevuto e che riteniamo possa aiutare nella crescita interiore di una persona.

LA NOSTRA FILOSOFIA

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Taki no Kan, nata a Verona tra il 1999 e il 2000, è stata quindi fondata per consentire ai propri soci di studiare, preservare e divulgare la tradizione marziale del Paese del Sol Levante. Con umiltà, l’associazione cerca di ispirarsi, in questo lavoro tecnico e didattico, alle grandi scuole tradizionali del periodo Edo e successive alla riforma Meiji, come l’istituto Nishinkan del clan Aizu, lo Yoseikan di Shizuoka di Mochizuki Minoru Sensei o l’Accademie Neuchateloise des Arts Martiaux Japonaise di Neuchatel (CH) di Luigi Carniel Sensei.

 

Oggi la Taki no Kan continua a svolgere l’attività didattica in merito alle ko ryu (antiche scuole) giapponesi con le discipline del Daito Ryu Aikijujutsu, del Gyoku Shin Ryu jujutsu e del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, ma, per espresso desiderio del riferimento tecnico dell’associazione, Carniel Sensei, da alcuni anni svolge un lavoro di ricerca storica della tradizione bushi.

MAESTRO GRANATI

I MAESTRI

MAESTRO LUIGI CARNIEL

MAESTRO LUIGI CARNIEL

MAESTRO ROBERTO GRANATI

MAESTRO ROBERTO GRANATI

MAESTRO PIETRO VACCARI

MAESTRO PIETRO VACCARI

Storia Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu

Il Daito Ryu Aikijujutsu 大東流合気柔術 rappresenta oggi uno dei più importanti esempi di Ko ryu (scuole antiche) della tradizione giapponese. Conosciuta nei secoli con vari nomi (Oshiki Uchi, O-tome bujutsu, Aiki in yo ho) la nascita di questa scuola va ricercata nel periodo Heian (796-1185 d.C.), epoca nella quale emerse in pratica la classe samurai nel paese del Sol Levante

Anche se alcune leggende portano come figura fondamentale della scuola il Principe Sadazumi, sesto figlio dell’imperatore Seiwa e creatore del Clan Minamoto vissuto nel IX secolo, le fonti più accreditate fanno risalire in realtà la nascita di questa arte al periodo tra il 1082 e il 1087 ad opera di Minamoto Yoshimitsu Shinra Saburo

Questo intrepido samurai, fratello del più famoso Minamoto Yoshiee, aiutò quest’ultimo nel corso dell’assedio del castello di Kanazawa tra il 1082 e il 1083. Durante la lunga battaglia ebbe modo di fare un approfondito studio sul corpo umano grazie ai cadaveri di alcuni soldati nemici. Dalla profonda osservazione delle articolazioni, unita a una originale forma di lotta di famiglia, non dissimile dall’antesignano del Sumo, codificò un sistema di combattimento che racchiudeva inoltre la tattica della scherma, della quale egli era un rinomato praticante. La sua esperienza venne tramandata al figlio Yoshikiyo, che, trasferitosi presso il villaggio di Takeda, ne assunse il cognome, dando origine a questa grandissima dinastia di samurai

L’antico Daito Ryu fu così trasmesso all’interno del clan Takeda nei secoli successivi, riuscendo a sopravvivere anche alla disfatta del ramo principale della famiglia dopo la catastrofica successione di Takeda Katsuyori, figlio del grande Takeda Shingen, il quale in pochi anni, dal 1573 al 1582, portò la famiglia al disastro e distruggendo il patrimonio di territori e di potente forza armata costruito dal padre. 

Uno dei Takeda sopravvissuto alla sventura del ramo principale (il ramo Kai) fu Takeda Kunitsugu, nipote del grande Shingen, il quale per volontà dell’illustre zio si era trasferito come vassallo presso il Daimyo di Aizu, amico fraterno di Shingen. 

Qui l’antico Daito Ryu divenne per i successivi secoli una delle tecniche segrete insegnate agli hatamoto (uomini di bandiera) del clan, legato fedelmente agli Shogun Tokugawa. Fu proprio la disfatta del clan Aizu, nell’ultimo disperato tentativo di impedire la caduta del bakufu dei Tokugawa e la restaurazione Meiji nel 1868, che rese possibile al Daito Ryu di emergere dalla segretezza nel quale era stato tramandato per secoli. 

Saigo Tanomo, allievo diretto di Takeda Soemon e alto dignitario del clan Aizu, dopo la disfatta si prese carico di insegnare al nipote del suo antico maestro l’arte appresa. Il giovane allievo si chiamava Takeda Sokaku e a lui va il vero merito della diffusione di questa scuola nel mondo, oltre al nome con il quale attualmente conosciamo questa scuola (Daito, grande oriente, era il nome del castello residenza di Minamoto Yoshimitsu).  Sokaku, infatti, personaggio estremamente particolare dal duro carattere, girò in lungo e in largo il Giappone nella prima metà del XX secolo, addestrando migliaia di allievi. Il più famoso di questi fu Ueshiba Morirei, che nel 1942 svilupperà dal Daito Ryu Aikijujutsu l’Aikido, disciplina che, insieme a Karate e Judo, rappresenterà una delle arti marziali più conosciute e praticate nel mondo. Oggi il Daito Ryu Aikijujutsu (o Aikibudo secondo alcune organizzazioni) è suddiviso in numerose differenti branche, ciascuna delle quali risalente a uno degli allievi che ottenne da Takeda Sokaku la conoscenza di questa antica scuola.

Le peculiarità del Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu 正風会大東流合気柔術

Il Daito Ryu, pur appartenendo a pieno diritto alla famiglia delle scuole di jujutsu, viene sovente considerato, a torto, come un fenomeno diverso dalle altre arti marziali. In realtà il suo essere “aiki” è solo un modo di intendere la pratica di questa forma antica di Budo. La sua origine arcaica ci ha consegnato infatti una scuola dove l’elemento dell’armatura era una delle variabili con le quali occorreva confrontarsi secondo la logica dello Yoroi Kumi uchi (combattimento con l’armatura giapponese). 

Anche la circolarità dei movimenti, poi ampiamente sviluppata nell’aikido, era in funzione della mobilità che le protezioni dello yoroi permettevano. Oggi, esistendo molte branche diverse, spesso con riferimenti a momenti diversi della lunga vita marziale di Takeda Sokaku Sensei, la didattica e la nomenclatura assumono spesso forme distinte, anche se, nell’insieme, la base tecnica non varia molto. Nella European Budo Seifukai e nei dojo di jujutsu ad essa aderenti, pur rispettando le eventuali precedenti esperienze di questa scuola da parte di alcuni insegnanti, viene portato avanti, come programma, il patrimonio tecnico della Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu, facente riferimento a Mochizuki Minoru Sensei (1907-2003). 

Mochizuki MinoruErede di una famiglia di samurai, Mochizuki Sensei fu senza dubbio uno degli ultimi grandi maestri di Budo del secolo appena concluso e la sua vasta esperienza marziale lo portò a considerare l’importanza di mantenere un modello didattico, anche per il Daito Ryu, che riproponesse maggiormente l’originale efficacia dei tempi nei quali questa disciplina poteva differenziare la vita dalla morte.

Nel Daito Ryu infatti viene tutt’oggi portato avanti il notevole bagaglio di tecniche di leva articolare e rottura (kansetsu waza), proiezione (nage waza), strangolamento (jime waza), immobilizzazione (katame waza), contro tecniche (kaeshi waza) e di percussione (atemi waza) che pongono questa scuola tra i più completi esempi di combattimento a mani nude di stampo feudale.

Come gran parte delle altre branche di Daito Ryu, in relazione all’origine dalla spada di tale disciplina, vengono obbligatoriamente impartiti insegnamenti di scherma.

Nella Seifukai questa corrisponde al Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Purtroppo lo schema originale della scuola di spada del clan Takeda è andato perduto nei secoli e oggi vengono affiancate ad esso altre scuole tradizionali, come ad esempio L’Ona Ha Itto Ryu, stile che Takeda Sokaku apprese da Saigo Tanomo e che ancora oggi alcune branche sviluppano. La scelta del Katori Shinto Ryu va attribuita al Maestro Mochizuki Minoru, del quale era stato allievo e che vedeva, in una scuola così antica, una forma ben più vicina alla probabile scherma originale.

Pur continuando a portare avanti un insieme di forme (kata), alcune delle quali molto remote, il Maestro Mochizuki poneva particolarmente accento a due aspetti da lui considerati assolutamente prioritari nello studio di un ko ryu: l’efficacia e la realtà.

Seguendo questi insegnamenti, grazie alla guida in Europa di un “moderno samurai” per spirito e carattere come è il Maestro Luigi Carniel di Neuchatel (CH), allievo diretto in Giappone di Mochizuki Minoru Sensei per 25 anni, la 古流, Koryū武道正風会 – Traditional Schools of Budo Seifukai cerca di divulgare e proporre la conoscenza di questa scuola secondo uno degli insegnamenti preferiti da Mochizuki Sensei: “jita kyo ei”, mutualità e reciproco soccorso.

Storia Il Gyokushin Ryu jujutsu (ramo Seifukai)

Nel corso dei secoli, le scuole di Budo tradizionale hanno sovente subito le sorti dei clan o delle istituzioni che le portavano avanti. Oggi, complice anche l’ultimo conflitto mondiale e la successiva sconfitta militare dell’Impero giapponese ad opera degli americani, delle migliaia di scuole di budo tradizionale che hanno caratterizzato nei secoli la storia del Giappone feudale rimane solo una parte, perpetrata con passione da pochi docenti e praticanti. 

Anche tante scuole di jujutsu classico hanno subito inevitabilmente questa sorte. Negli ultimi cinquant’anni, grazie anche alla perseveranza di appassionati studiosi nipponici ed occidentali, alcune di queste preziose realtà del passato militare giapponese stanno venendo recuperate e valorizzate. Purtroppo alcune di queste tradizioni sono arrivate a noi incomplete, con solo parti di programma trasmesse direttamente da un docente qualificato. Una di quese interessantissme realtà è il Gyokushin Ryu jujutsu, arte oggi portata avanti presso la Koryu Budo Seifukai Renmei di Luigi Carniel Sensei e dalla FAGRI, l’organizzazione fondata da Washizu Terumi Sensei con cui la KBS collabora attivamente. 

Quello che oggi sappiamo e possiamo praticare di questa disciplina lo dobbiamo alla trasmissione di Mochizuki Minoru Sensei, che ne fu in gioventù appassionato studente.
La scuola, estremamente dura anche per coloro che, soliti alla pratica del Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu sono normalmente abituati ad una pratica molto marziale, è potenzialmente pericolosa soprattutto per chi si presta al ruolo di uke. La necessità di avere praticanti esperti soprattutto nelle cadute (ukemi waza) per evitare incidenti durate la pratica dei sutemi hanno portato a riservare lo studio del Gyokushin Ryu jujutsu ai soli yudansha ed agli insegnati di Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu

La Koryu Budo Seifukai Renmei, infatti continua a portare avanti il desiderio di Mochizuki Minoru Sensei di mantenere viva la tradizione di questa affascinante vestigia del passato marziale nipponico. Ovviamente, sempre per venire incontro ai desideri di  Sensei Mochizuki Minoru, la scuola si impegna correntemente nel tenere la pratica e lo studio di questa peculiare scuola di jujutsu separate dalle altre che componevano il vecchio bagaglio studiato nello Yoseikan Dojo

La pratica del Gyokushin Ryu deve quindi essere svolta separatamente da quella del Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu e i due programmi non vanno mai mischiati. La via per poter quindi accedere alla conoscenza del Gyokushin Ryu jujutsu è obbligatoriamente quella del paziente apprendistato prima del Daito Ryu Aiki-jujutsu Seifukai.

Storia del Gyokushin Ryu (Tratto dal libro “AIKI-JUJUTSU, l’eredità marziale di Mochizuki Minoru Sensei nel Daito Ryu Aiki-jujutsu Seifukai” di Roberto Granati)

Questo stile di jujutsu, molto duro, le cui radici risalivano all’inizio del XVII secolo, era specializzato in tecniche di sacrificio (sutemi) e di semi sacrifico (han sutemi). Da alcune ricerche storiche svolte dalla Kōryū Budō Seifukai Renmei, questo stile venne fondato da Sasaki Goemon Sensei, un bushi attivo nel suo insegnamento nel Kyūshū e nella zona di Takeda.

Originariamente, come molti altre Kōryū, annoverava oltre al jūjutsu, in cui eccelleva, anche il kenjutsu e lo iaijutsu e sembra fosse tributario per la sua genesi, almeno in parte, della scuola Gyokko Ryū. L’ultimo esponente di questo stile ancora in vita era Ōshima Sanjuro Sensei, che casualmente viveva vicino alla casa della sorella di Mochizuki Sensei dove quest’ultimo si era trasferito ad abitare. Ōshima Sensei era visibilmente avvilito nel vedere così tanti stili antichi di jūjutsu scomparire, e temeva fortemente anche per il destino dello stile del quale era l’ultimo depositario. Chiunque abbia avuto modo di provare la durezza delle tecniche di questa scuola, oggi mantenute in vita esclusivamente dagli allievi anziani formatisi negli anni allo Yoseikan Hombu dōjō, in termini di traumi in cui rischiano di incorrere gli uke che subiscono tali sutemi può ben rendersi conto come la mancanza di allievi praticanti minacciasse di condannare questa arte all’oblio. Mochizuki Sensei, allora giovane e pieno di entusiasmo, e temprato dalla energica pratica del Jūdō di Toku Sensei, fu invece ben felice di entrare in contatto con questo stile anche se, in breve tempo, si ritrovò il solo “superstite” del gruppo iniziale di studenti. Indubbiamente Ōhima Sensei dovette scorgere in questo entusiasta ragazzo una chance di far sopravvivere la sua eredità, tanto che non solo non fece pagare alcuna quota al giovane Minoru, ma provvide regolarmente a ospitarlo a casa sempre per la cena, di fatto trattandolo come un uchideshi (allievo interno).
Il periodo di apprendimento, sicuramente intenso, durò non più di sei mesi, perché Mochizuki Sensei fu costretto ad un ennesimo trasloco, ma gli permisero comunque di ottenere lo shōden kirigami mokuroku, un grado che era assimilabile a qualcosa di più di un moderno shodan (tra un primo e un secondo dan). Mochizuki Minoru Sensei, in alcune interviste, ricordò come, per la sua giovane età allora, non aveva compreso sino in fondo gli insegnamenti che Ōshima Sanjuro Sensei gli aveva donato, preso come era dall’aspetto tecnico dell’arte, più che dai suoi risvolti intellettuali.

Per sua stessa ammissione, le parole del suo Maestro, con le quali lo esortava a tramandare lo stile che aveva imparato e a non farlo morire, gli furono chiare solo dopo aver passato i cinquant’anni e dopo aver speso moltissime ore a studiare e riprovare le tecniche di questa affascinate scuola:

Il nome della nostra tradizione è il Gyokushin-Ryu. Il nome è scritto con caratteri che significano spirito sferico. Una palla rotola liberamente. Non importa da quale lato viene spinta, rotolerà via. Proprio questo tipo di spirito è il vero spirito che il Gyokushin-Ryu cerca di infondere nei suoi membri. Se hai fatto questo, niente in questo mondo può turbarti”.

Storia Il Gyokushin Ryu jujutsu (ramo Seifukai)

Nel corso dei secoli, le scuole di Budo tradizionale hanno sovente subito le sorti dei clan o delle istituzioni che le portavano avanti. Oggi, complice anche l’ultimo conflitto mondiale e la successiva sconfitta militare dell’Impero giapponese ad opera degli americani, delle migliaia di scuole di budo tradizionale che hanno caratterizzato nei secoli la storia del Giappone feudale rimane solo una parte, perpetrata con passione da pochi docenti e praticanti. 

Anche tante scuole di jujutsu classico hanno subito inevitabilmente questa sorte. Negli ultimi cinquant’anni, grazie anche alla perseveranza di appassionati studiosi nipponici ed occidentali, alcune di queste preziose realtà del passato militare giapponese stanno venendo recuperate e valorizzate. Purtroppo alcune di queste tradizioni sono arrivate a noi incomplete, con solo parti di programma trasmesse direttamente da un docente qualificato. Una di quese interessantissme realtà è il Gyokushin Ryu jujutsu, arte oggi portata avanti presso la Koryu Budo Seifukai Renmei di Luigi Carniel Sensei e dalla FAGRI, l’organizzazione fondata da Washizu Terumi Sensei con cui la KBS collabora attivamente. 

Quello che oggi sappiamo e possiamo praticare di questa disciplina lo dobbiamo alla trasmissione di Mochizuki Minoru Sensei, che ne fu in gioventù appassionato studente.
La scuola, estremamente dura anche per coloro che, soliti alla pratica del Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu sono normalmente abituati ad una pratica molto marziale, è potenzialmente pericolosa soprattutto per chi si presta al ruolo di uke. La necessità di avere praticanti esperti soprattutto nelle cadute (ukemi waza) per evitare incidenti durate la pratica dei sutemi hanno portato a riservare lo studio del Gyokushin Ryu jujutsu ai soli yudansha ed agli insegnati di Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu

La Koryu Budo Seifukai Renmei, infatti continua a portare avanti il desiderio di Mochizuki Minoru Sensei di mantenere viva la tradizione di questa affascinante vestigia del passato marziale nipponico. Ovviamente, sempre per venire incontro ai desideri di  Sensei Mochizuki Minoru, la scuola si impegna correntemente nel tenere la pratica e lo studio di questa peculiare scuola di jujutsu separate dalle altre che componevano il vecchio bagaglio studiato nello Yoseikan Dojo

La pratica del Gyokushin Ryu deve quindi essere svolta separatamente da quella del Seifukai Daito Ryu Aikijujutsu e i due programmi non vanno mai mischiati. La via per poter quindi accedere alla conoscenza del Gyokushin Ryu jujutsu è obbligatoriamente quella del paziente apprendistato prima del Daito Ryu Aiki-jujutsu Seifukai.

Storia del Gyokushin Ryu (Tratto dal libro “AIKI-JUJUTSU, l’eredità marziale di Mochizuki Minoru Sensei nel Daito Ryu Aiki-jujutsu Seifukai” di Roberto Granati)

Questo stile di jujutsu, molto duro, le cui radici risalivano all’inizio del XVII secolo, era specializzato in tecniche di sacrificio (sutemi) e di semi sacrifico (han sutemi). Da alcune ricerche storiche svolte dalla Kōryū Budō Seifukai Renmei, questo stile venne fondato da Sasaki Goemon Sensei, un bushi attivo nel suo insegnamento nel Kyūshū e nella zona di Takeda.

Originariamente, come molti altre Kōryū, annoverava oltre al jūjutsu, in cui eccelleva, anche il kenjutsu e lo iaijutsu e sembra fosse tributario per la sua genesi, almeno in parte, della scuola Gyokko Ryū. L’ultimo esponente di questo stile ancora in vita era Ōshima Sanjuro Sensei, che casualmente viveva vicino alla casa della sorella di Mochizuki Sensei dove quest’ultimo si era trasferito ad abitare. Ōshima Sensei era visibilmente avvilito nel vedere così tanti stili antichi di jūjutsu scomparire, e temeva fortemente anche per il destino dello stile del quale era l’ultimo depositario. Chiunque abbia avuto modo di provare la durezza delle tecniche di questa scuola, oggi mantenute in vita esclusivamente dagli allievi anziani formatisi negli anni allo Yoseikan Hombu dōjō, in termini di traumi in cui rischiano di incorrere gli uke che subiscono tali sutemi può ben rendersi conto come la mancanza di allievi praticanti minacciasse di condannare questa arte all’oblio. Mochizuki Sensei, allora giovane e pieno di entusiasmo, e temprato dalla energica pratica del Jūdō di Toku Sensei, fu invece ben felice di entrare in contatto con questo stile anche se, in breve tempo, si ritrovò il solo “superstite” del gruppo iniziale di studenti. Indubbiamente Ōhima Sensei dovette scorgere in questo entusiasta ragazzo una chance di far sopravvivere la sua eredità, tanto che non solo non fece pagare alcuna quota al giovane Minoru, ma provvide regolarmente a ospitarlo a casa sempre per la cena, di fatto trattandolo come un uchideshi (allievo interno).
Il periodo di apprendimento, sicuramente intenso, durò non più di sei mesi, perché Mochizuki Sensei fu costretto ad un ennesimo trasloco, ma gli permisero comunque di ottenere lo shōden kirigami mokuroku, un grado che era assimilabile a qualcosa di più di un moderno shodan (tra un primo e un secondo dan). Mochizuki Minoru Sensei, in alcune interviste, ricordò come, per la sua giovane età allora, non aveva compreso sino in fondo gli insegnamenti che Ōshima Sanjuro Sensei gli aveva donato, preso come era dall’aspetto tecnico dell’arte, più che dai suoi risvolti intellettuali.

Per sua stessa ammissione, le parole del suo Maestro, con le quali lo esortava a tramandare lo stile che aveva imparato e a non farlo morire, gli furono chiare solo dopo aver passato i cinquant’anni e dopo aver speso moltissime ore a studiare e riprovare le tecniche di questa affascinate scuola:

Il nome della nostra tradizione è il Gyokushin-Ryu. Il nome è scritto con caratteri che significano spirito sferico. Una palla rotola liberamente. Non importa da quale lato viene spinta, rotolerà via. Proprio questo tipo di spirito è il vero spirito che il Gyokushin-Ryu cerca di infondere nei suoi membri. Se hai fatto questo, niente in questo mondo può turbarti”.

Breve storia del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

La nascita di quella che oggi è considerata una delle più importanti eredità della cultura Bushi, tanto da essere considerata in Giappone patrimonio culturale è dovuta al genio di un illustre samurai e maestro di armi (bujutsu), Lizasa Lenao Choisai. Fedele vassallo della famiglia Chiba nella provincia di Shimosa, alla caduta di questo clan, durante i disordini che caratterizzarono il periodo Muromachi a partire dal 1400, si ritirò, amareggiato, presso il tempio di Katori. Il luogo era dedicato al culto scintoista del Dio Futsunushi-no-o-kami, importante figura del pantheon nipponico e fu in quel luogo che al sessantenne Choisai venne l’ispirazione per la creazione della sua arte. Secondo la tradizione, mentre passeggiava nel tempio, vide che il cavallo accudito da un suo allievo nei pressi di una fonte del complesso religioso, moriva di colpo. In quell’evento il Maestro vide la presenza del Dio e ciò lo portò alla decisione di passare 1000 giorni di meditazione durante i quali si consacrò esclusivamente allo studio delle arti marziali e alla purificazione. Nel 1447, quando terminò il suo periodo di studio isolato, aveva completato il programma della scuola come ancora oggi la conosciamo.

Negli anni successivi, anche grazie all’illustre guida del Maestro Choisai (che visse fino alla veneranda età di 102 anni, morendo nel 1488), la scuola crebbe in fama. L’essere localizzata in un tempio ne rendeva possibile la pratica da parte di esterni, cosa non sempre possibile nelle scuole di bujutsu classico legate invece ad un singolo clan.

Tra alcuni dei suoi più illustri praticanti emergono figure come Muso Bennosuke (il fondatore del Muso Ryu e creatore dell’arma del Jo) e il grande Kampaku (reggente imperiale) Toyotomi Hideyoshi, uno dei tre grandi unificatore del Giappone alla fine del XVI secolo.

Da allora la scuola ha rappresentato uno dei più autentici esempi di tradizione samurai, giungendo a noi pressoché invariata in forme e stile.

Anche se annoverava tra le discipline studiate forme ausiliarie come il jujutsu, lo studio delle fortificazioni, dello spionaggio e di altre arti complementari, il Katori si è sempre distinto principalmente per la pratica delle armi tradizionali. Nell’iter didattico infatti ampio spazio viene assegnato alle armi bianche classiche nipponiche. La spada ha ovviamente un ruolo preminente e lo studente viene sempre iniziato proprio con la scherma (sia katana che kodachi).

Ad essa vanno aggiunge lo studio delle due spade, lunga e corta insieme (ryoto), la pratica del Bo o bastone lungo, della terribile lancia curva nipponica (naginata), dello lancia lunga diritta o yari (sojutsu), del lancio degli stiletti (shuriken) e dell’arte di estrazione della spada (iaijutsu). A parte per gli shuriken e per lo Iaijutsu lo studio avviene da molti secoli con simulacri in legno, (per la spada chiamato bokuto o bokken) al fine di ridurre il rischio di ferimento durante gli allenamenti.

Due le peculiarità che ancora oggi colpiscono chi osserva questa scuola: la pratica rigorosamente per forme (kata) e il mantenimento di posture ideate per chi indossa l’armatura. L’utilizzo esclusivo di kata per la pratica, ha permesso alla scuola di mantenersi invariata nei secoli anche se occorre ricordare che un kata rappresenta solo un insieme di situazioni volutamente concatenate a scopo didattico e mai una reale condizione di combattimento. Lo studio dei movimenti del katori inoltre tiene sempre in considerazione l’armatura. Il periodo nel quale questa scuola è nata prevedeva infatti ancora un utilizzo massiccio di protezioni per il corpo che ryu tradizionali nati dopo la fine delle grandi battaglie campali, dopo il 1600, non hanno conosciuto. Ne consegue un peculiare sistema di colpi fondamentali e guardie che considerano sempre la possibilità di indossare uno yoroi (prassi ancora osservata in alcuni dojo tradizionali come quello di Carniel Sensei a Neuchatel).

Oggi la scuola è sempre rappresentata da un soke (caposcuola) discendente del fondatore e che ha sede presso il tempio di Katori nella prefettura di Chiba. Da alcune generazioni però il soke è solamente una figura rappresentativa e la cura della parte didattica viene assegnata ad altri insegnati riconosciuti. Oggi tra le più rinomate scuola emergono due linee, quella che fa capo al Maestro Otake e quella dello scomparso Maestro Sugino Yoshio, attualmente rappresentata dal figlio di questi, Sugino Yukihiro Sensei.

La Taki no Kan, facendo fedelmente capo al Maestro Luigi Carniel, che di Sugino Yoshio Sensei fu allievo per molti anni in Giappone, mantiene lo stesso vincolo di lealtà del nostro riferimento tecnico e morale verso l’attuale capo del dojo di Kawasaki, Sugino Yukihiro Sensei.

Lo studio del Katori inoltre è normativo anche per i praticanti di Daito Ryu Aikijujutsu Seifukai considerando obbligatori, al fine degli esami per gli yudansha, i kata di spada di questa antica scuola di kobujutsu.

benessere Sociale collettivo
mutualità tra allievi e praticanti più anziani

mattis, pulvinar dapibus leo.